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Il Borgo della Commenda

Le origini della Commenda risalgono al 1150 quando presumibilmente venne costruita la Chiesa nominata di S.Lucia “in castro S. Victoris”. Si hanno testimonianze storiche relative a tale Chiesa nella Bolla del 1208 di Papa Innocenzo III (custodita nel monastero di San Martino al Cimino).
Nel 1235 il Papa Gregorio IV attraverso una Sua Bolla rimprovera i “frates hospitalis S.S. Johannis et Victoris” perché avevano seppellito un eretico nel loro camposanto. E’ in questo periodo che viene fondato un Ospedale dedicato a S. Giovanni Battista da parte dell’Ordine Gerosolimitano (prima di diventare Cavalieri di Malta) che avevano acquisito la proprietà del Borgo dopo il sanguinoso scioglimento dell’Ordine dei Templari al quale si fa risalire l’origine della Commenda. Sempre in questo periodo la Chiesa inizierà a chiamarsi di S. Giovanni e S. Vittore in Selva.
Nel 1369 Papa Urbano V include il Borgo nella nuova Diocesi di Montefiascone e nel 1377 Papa Gregorio XI lo include nel territorio di Montefiascone, malgrado la lite promessa dagli abitanti di Viterbo che ne reclamavano i diritti.

Da questo momento il Borgo comincerà a chiamarsi la Commenda: in virtù degli antichi statuti dell’Ordine dei Gerosolimitani, i beni venivano affidati con contratto notarile e temporaneamente (Commendam) ad un beneficiario (Commendator) che usufruiva delle rendite ma non era persona titolare; ovviamente il beneficiario non diventava proprietario ma era vincolato alla proprietà dando la parola e giurando in buona fede di attenersi al contratto di legge stipulato.

Nel 1555 la Commenda di S. Giovanni e S. Vittore in Selva viene affidata al Cavaliere Annibale Caro. Durante il suo priorato il Caro dovette subire non poche prepotenze fatte dalla Comunità di Montefiascone che avanzava pretese sul territorio, tanto da indurre il Card. Alessandro Farnese nel 1557 ad inviare un ammonimento alla Comunità scrivendo all’arcivescovo Maffeo Vicedelegato di Viterbo. Ma tale ammonizione non sortì l’effetto desiderato e fu l’inizio di un lungo conflitto che nel 1564 costrinse lo stesso Annibale Caro a scrivere al Card. Ranuccio Farnese per chiedere i Suo aiuto. Solo nel 1565 si arrivò ad un atto con il quale il Consiglio Generale di Montefiascone ratificò la Concordia con il Caro.

Ancora nel 1572 la Commenda apparteneva all’Ordine dei Cavalieri di Malta; dai suoi carteggi si riscontra che la rendita della Commenda per “per scudi 121, baiochi 78, quatrino uno” e che si doveva versare alle casse del’Ordine la somma di “scudi 24 e baiochi 37) come tasse. La Commenda continuò ad essere di proprietà dei Cavalieri di Malta almeno fino al 1797 quando subentrarono le normative napoleoniche ed il bene divenne di proprietà del Governo Repubblicano.
Successivamente, nel 1811, fu acquistata all’asta presso il demanio francese dal Principe Andrea Doria Pamphili.
Nel 1865 la Famiglia restaurò la chiesa come ricordato da una iscrizione in affresco.