Vino

015-villaLa nostra azienda è una delle poche in Lazio che produce vino in regime biologico (certificato dall’organismo indipendente BioAgricert), garantendo una coltivazione sostenibile su tutta la filiera: dalla vigna alla vinificazione. Ne risulta un prodotto che permette al consumatore di scegliere un vino “sano” e a bassissimo contenuto di solfiti (sotto ai 30 ml/l!) che, lo ricordiamo, vengono usati anche nella produzione di altre bevande ed alimenti. Nel caso del vino, tuttavia, non vengono aggiunti solo artificialmente: l’azione del lievito durante la fermentazione alcolica, ossia nel passaggio da “succo d’uva” a vino, produce solfiti in modo naturale. Spesso però la loro quantità non è sufficiente alla conservazione del gusto e del sapore, né a combattere adeguatamente il proliferare di batteri perciò vengono inevitabilmente aggiunti un po’ di solfiti dai produttori: l’importante è rispettare i limiti consentiti, “tendendo al ribasso”!!

L’intento de Il Marrugio è quello di creare vini che siano il più possibile “figli” del territorio e della cultura dai quali provengono, rispettosi dei cicli della natura. Parlando di varietà, nelle proprietà dell’azienda (distribuite fra Viterbo, Vetralla e Montefiascone) insistono vigneti di Sangiovese e Shiraz, i cui vini hanno un passaggio in Barrique. Sul fronte dei bianchi (tenuti freschi e non turbati dal legno!) sono coltivati vermentino, roscetto, trebbiano e malvasia (la combinazione per il celebre Est Est Est) e l’incrocio Manzoni, figlio nobile del matrimonio tra Pinot bianco e Riesling.

Gli stessi nomi dati ai vini fanno riferimento a caratteristiche o alla località delle zone di produzione delle uve: Sambuchete (dalla zona ricca di sambuco), Borgherolo e Terre del Marrugio (vigneti vicini a Viterbo),  Polana, Ave Maria e Borgo della Commenda (vigneti su omonime località di Vetralla e Montefiascone). Anche nella scelta delle etichette si fa cultura con un richiamo iconografico che collega i vini alle varie epoche storiche. In particolare, Terre del Marrugio presenta un demone etrusco rappresentato a forma di bicchiere con parte dell’orlo  coperta dalle api  (indicatori “ufficiali” di un’agricoltura sostenibile dai frutti “sani”). La maschera greca sull’Ave Maria non poteva che suggellare quella fase storica da cui tanto abbiamo ereditato: dalle arti alla filosofia, dalla tirannia alla democrazia, dalle scienze alla medicina. Non poteva mancare il periodo romano in cui Roma, nel conquistare il mondo, ne rimaneva a sua volta conquistata: basti pensare ai trasferimenti di conoscenza dagli etruschi, ai greci, ai fenici in un primo esempio di globalizzazione di conoscenze, arti e mestieri tra popoli. Il periodo medievale viene rappresentato sul Borgherolo con il simbolo dell’Agnus Dei, spesso riportato sulle ceramiche dell’epoca le quali, a Viterbo, conoscevano una florida e prestigiosa produzione. Non poteva mancare, in richiamo al Rinascimento locale, la presenza sul Sambuchete del simbolo della Famiglia che maggiormente ha segnato la storia del nostro territorio: i Farnese.

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