di Simona Mingolla

Grande successo anche nell’ultima giornata della seconda edizione del Festival ‘La Parola che non muore’ svoltasi domenica scorsa all’Antico Borgo La Commenda.

Particolare curiosità l’ha creata l’annuncio del vincitore del Premio di poesia ‘Caro poeta’. Leone D’Ambrosio, autore de La stanza d’Ippocrate (raccolta poetica selezionata tra le 5 segnalate dal comitato scientifico composto da critici letterari, poeti e docenti universitari e votate da oltre 100 giurati) è stato selezionato aggiudicandosi anche un soggiorno-premio al Borgo La Commenda dove soggiornò per circa 11 anni proprio Annibal Caro (in qualità di commendatore) che qui  iniziò la traduzione integrale dell’Eneide di Virgilio. Dunque, quale miglior cornice per questo evento, gemellato con l’omonimo premio di Civitanova Marche, città natia del famoso letterato, ove quest’anno sono in corso le celebrazioni per i 450 anni dalla morte?

In soli 3 giorni il Festival ha presentato un ventaglio di appuntamenti con importanti personalità della cultura che si sono avvicendati in convegni di alto livello, presentazioni di libri ed incontri con le scuole. Tuttavia, come sottolineano i direttori artistici Massimo Arcangeli e Giancarlo Liviano D’Arcangelo, esso non è che una tappa di un più ampio progetto che lo collega ad altre tre manifestazioni (Festa di Scienza e Filosofia di Foligno, Futura Festival di Civitanova Marche, Borgo dei libri di Torrita di Siena e CassinoOFF) “partendo dall’idea di fare dell’Italia centrale un  grande centro di elaborazione culturale poiché abbiamo le 4 regioni in cui è nato tutto: la lingua, la letteratura, l’industria…”. Presenti, entusiasti e disponibili già per la successiva edizione, il Sindaco e l’assessore alla Cultura di Bagnoregio (rispettivamente, Francesco Bigiotti  e Giuseppina Centoscudi), il vicesindaco di Montefiascone, Orietta Celeste, il Presidente dell’Azienda Agricola Il Marrugio (proprietaria dell’Antico Borgo La Commenda) Luigi De Simone, la presidente Azienda Teatri di Civitanova Rosetta Martellini e i dirigenti scolastici e docenti che hanno partecipato con i loro studenti provenienti da varie parti d’Italia. Nella mattinata, quindi, si sono avvicendati la scrittrice Loredana Limone e Fabio Mundadori che ha introdotto il suo ultimo libro e parlato del romanzo mistery al femminile. Poi Carlo Pusoni ha condotto il singolare intreccio vocale di Federico Scaramuccia, Gian Maria Nerli e Francesca Merloni seguito da una serie di letture, accompagnate dalla chitarra classica del maestro Emanuele Lupidi, e riflessioni (di Emanuele Carelli e Felicita Menghini) dedicate a Dante Alighieri.

Un ricco buffet offerto dall’Azienda Agricola Il Marrugio e a base dei suoi prodotti certificati biologici (fra cui, ad esempio, l’ormai famoso “PorcoCignale”, incrocio più unico che raro di cinta senese e cinghiale!) ha “impreziosito” l’attesa per la straordinaria visita della teologa di fama mondiale Suor Teresa Forcades che ha tenuto una lectio magistralis su “La parola creatrice” dopo l’esibizione alla fisarmonica del giovanissimo talento Matteo Tortora che ha eseguito, specularmente al maestro Stelvio Cipriani, un motivo scritto e dedicato a Civita.

La Forcades ha esordito con alcune riflessioni relative al concetto di “creazione” dal punto di vista teologico, focalizzando sull’opera dedicata alla “Vergine Madre di Dio” scritta da Maria di  Gesù di Agreda (1602-1665) la quale “è diventata una pioniera della soggettività femminile scrivendone come uno spazio di libertà interiore… e quando nell’Annunciazione la Vergine risponde ‘sia fatto secondo la Tua Parola’ ecco che la riflessione di Maria di Agreda la porta a capire che si tratta della prima Parola di cui si parla nella Bibbia, … e alla quale ci si riferisce come principio formale della creazione… Dio ha iniziato la creazione, ma non può portarla a compimento se noi non accettiamo… Questo richiama il concetto della teologia antica di “co-creazione”: la creazione è possibile se c’è una relazione fra Dio e noi… Tale idea teologica di creazione è vicina all’idea che artisti o intellettuali quando creano hanno bisogno di uno spazio di vuoto e che l’atto creativo (intellettuale e artistico)… è la capacità di partecipare all’apparizione di qualcosa che non c’era prima… l’azione umana ha bisogno della parola, ma il senso della parola è il senso della soggettività umana in cui si racchiude la nostra libertà”. Mi piace molto – conclude Teresa – l’attuale tendenza che ritiene che l’asse portante dell’educazione infantile è sviluppare lo spirito creativo,  facendo in modo che ogni bambino possa creda di essere un creatore che può apportare qualcosa di originale nel mondo che lo attende”.

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